In seguito alla morte della madre di un mio amico ho scritto via sms questa riflessione:
“mi piace ricordare come dopo Cristo la morte diventi da “nemica” una “sorella” (“sorella morte corporale”, san francesco) sia per chi muore (“doveva essere posto un termine al male, affinché la morte restituisse ciò che la vita aveva perduto” sant’Ambrogio) che per chi resta, poiché ci aiuta nel lavoro di memoria, memento mori, ‘ricordati che devi morire’ ovvero il miglior ‘esercizio di buona morte’ (san Giovanni Bosco) che esista.”
Estendo il discorso riprendendo la frase di Freud “si vis vitam, para mortem” (“se vuoi poter vivere, prepara la tua morte”) che è il pensiero che distingue una vita fallimentare da una vita economicamente florida (economia del principio di piacere). Il pensiero distintivo è il ritrovare lo scopo del proprio agire, ecco perché la massima benedettina “ora et labora” è geniale: prima “ora” (prega, rifai tuo il pensiero di Cristo, ovvero ricordati che la “vita in abbondanza” si ha solo seguendoLo) “et labora” (e quindi lavora, dopo che si è chiarito lo scopo, qualsiasi lavoro sia – quindi non sorprenderà più la monaca di clausura che fa il 730 per le sue compagne).
Il pensiero della morte è la più grande rimozione della storia dell’umanità; geniale come alcune persone (san Francesco, san Giovanni Bosco, Sant’Ambrogio, Freud) abbiano rimosso la rimozione.
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