
martedì 22 aprile 2008
lunedì 21 aprile 2008
martedì 15 aprile 2008
sulla nostra sconfitta
Caro direttore,
i cristiani sono coloro che hanno scoperto un tesoro nella sconfitta (anche politica) del loro Signore. Dunque, le conviene diventare cristiano nei 2 minuti che spenderà per la lettura di questa lettera.
Nel Vangelo di Luca, al capitolo 23, vediamo Gesù rifiutato dal popolo che una settimana prima lo acclamava nel suo ingresso a Gerusalemme e, al capitolo 24, assistiamo al suo tentativo di recupero dei due collaboratori delusi (cioè disillusi) sulla via del ritorno a casa dopo la Sua morte: i discepoli di Emmaus. Chiaramente costoro non avevano capito assolutamente nulla del loro maestro poiché avevano ridotto il Vangelo ad un moto meramente politico (una contrapposizione di forze opposte) e quindi dopo la 'catastrofe' di qualche giorno prima non era più il caso di spenderci un soldo o un minuto. Tra l'altro erano pure sputtanati. Fortunatamente per loro, il Signore doveva morire e con lui tutte le false speranze in una prassi politica che salvasse l'uomo. Insomma diciamocelo: questi 2 discepoli di Emmaus erano un po' i rivoluzionari del loro tempo. Si possono immaginare i loro discorsi: 'Israele è una merda', 'i romani sono figli di puttana', al 'sinedrio sono tutti corrotti paraculi', un po’ gli stessi discorsi del traditore Giuda Iscariota (solo che loro saggiamente non si sono uccisi dopo il fattaccio).
La morte, la ‘catastrofe’, è stata loro donata come conclusione dell'utopia di trovare credibile una soluzione coercitiva - politica - al disagio del mondo. Tantochè durante la cena si sorpresero del fatto che il loro 'cuore ardesse' durante l'ascolto del pensiero di Gesù. L'ostacolo era finalmente rimosso, l'obiezione al pensiero (cuore) era cessata con la chiusura della tomba. Fine.
È in quel momento che sono diventati cristiani: si sono accorti che il cambiamento non è una questione rivoluzionaria, ma una questione di rimozione della rimozione (la pietra scartata). Ecco perchè “la pietra scartata diventa testata d'angolo”: per il semplice motivo che è l'ultima che rimane. Il pensiero è stato scartato dalla storia dell'umanità e quindi è l’ultima cosa che dobbiamo recuperare.
Ora la differenza tra noi e i comunisti risiede nel fatto che noi ci siamo mossi per rimuovere una rimozione, come i primi cristiani, mentre i comunisti si sono mossi per una mera ipotesi teorica.
Abbiamo scelto la strada sbagliata, dopo la moratoria; ma noi possiamo “risorgere” (dato che non abbiamo nessun sogno infranto, ma una urgenza reale), loro no.
Adesso che abbiamo rimosso il nostro ostacolo mentale perchè non continuare con il giudizio sulla serie di piccoli delitti quotidiani che conducono all'aborto?
Il popolo di lettori che l'ha votata (150000 persone / 10 volte la tiratura del suo giornale nel 2007) è ora pronto e disilluso per continuare efficacemente il lavoro di giudizio su questo crimine.
Allora sì che si avranno anche gli effetti politici desiderati.
Cordiali saluti
i cristiani sono coloro che hanno scoperto un tesoro nella sconfitta (anche politica) del loro Signore. Dunque, le conviene diventare cristiano nei 2 minuti che spenderà per la lettura di questa lettera.
Nel Vangelo di Luca, al capitolo 23, vediamo Gesù rifiutato dal popolo che una settimana prima lo acclamava nel suo ingresso a Gerusalemme e, al capitolo 24, assistiamo al suo tentativo di recupero dei due collaboratori delusi (cioè disillusi) sulla via del ritorno a casa dopo la Sua morte: i discepoli di Emmaus. Chiaramente costoro non avevano capito assolutamente nulla del loro maestro poiché avevano ridotto il Vangelo ad un moto meramente politico (una contrapposizione di forze opposte) e quindi dopo la 'catastrofe' di qualche giorno prima non era più il caso di spenderci un soldo o un minuto. Tra l'altro erano pure sputtanati. Fortunatamente per loro, il Signore doveva morire e con lui tutte le false speranze in una prassi politica che salvasse l'uomo. Insomma diciamocelo: questi 2 discepoli di Emmaus erano un po' i rivoluzionari del loro tempo. Si possono immaginare i loro discorsi: 'Israele è una merda', 'i romani sono figli di puttana', al 'sinedrio sono tutti corrotti paraculi', un po’ gli stessi discorsi del traditore Giuda Iscariota (solo che loro saggiamente non si sono uccisi dopo il fattaccio).
La morte, la ‘catastrofe’, è stata loro donata come conclusione dell'utopia di trovare credibile una soluzione coercitiva - politica - al disagio del mondo. Tantochè durante la cena si sorpresero del fatto che il loro 'cuore ardesse' durante l'ascolto del pensiero di Gesù. L'ostacolo era finalmente rimosso, l'obiezione al pensiero (cuore) era cessata con la chiusura della tomba. Fine.
È in quel momento che sono diventati cristiani: si sono accorti che il cambiamento non è una questione rivoluzionaria, ma una questione di rimozione della rimozione (la pietra scartata). Ecco perchè “la pietra scartata diventa testata d'angolo”: per il semplice motivo che è l'ultima che rimane. Il pensiero è stato scartato dalla storia dell'umanità e quindi è l’ultima cosa che dobbiamo recuperare.
Ora la differenza tra noi e i comunisti risiede nel fatto che noi ci siamo mossi per rimuovere una rimozione, come i primi cristiani, mentre i comunisti si sono mossi per una mera ipotesi teorica.
Abbiamo scelto la strada sbagliata, dopo la moratoria; ma noi possiamo “risorgere” (dato che non abbiamo nessun sogno infranto, ma una urgenza reale), loro no.
Adesso che abbiamo rimosso il nostro ostacolo mentale perchè non continuare con il giudizio sulla serie di piccoli delitti quotidiani che conducono all'aborto?
Il popolo di lettori che l'ha votata (150000 persone / 10 volte la tiratura del suo giornale nel 2007) è ora pronto e disilluso per continuare efficacemente il lavoro di giudizio su questo crimine.
Allora sì che si avranno anche gli effetti politici desiderati.
Cordiali saluti
giovedì 10 aprile 2008
condanne freudiane
Caro direttore, la ringrazio per la sua bellissima lettera pubblicata il 10 aprile in prima pagina. Le volevo solo proporre una piccola correzione: anziche 'condanna freudiana' userei 'condanna freudista'. C'é poco di freudiano nell'odio (vedasi l'idiozia smascherata da Gesù sulla croce 'Padre perdonali perchè non sanno quello che fanno'; però noi non diciamo 'odio cristiano', ma semplicemente 'odio').
Cordiali saluti
Cordiali saluti
martedì 8 aprile 2008
Pensieri omicidi
Anche oggi devo constatare che i 10 comandamenti (riassunti poi dall'unico comandamento di Cristo "amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi") fanno proprio al caso mio, compreso il "non uccidere". Mi sono infatti sorpreso nel desiderare la morte di una mia cliente davvero imbecille. Complimenti a Gesù che dalla croce è riuscito a dire "Padre perdonali perchè non sanno quello che fanno" (cioè li ha giudicati idioti). Chiaramente col giudizio cessa anche la vendetta. Io invece sono ancora in fase vendicativa.
Per fortuna Freud su questo non è stato tanto ipocrita e ha svelato come i pensieri omicidi siano di tutta l'umanità (altrimenti i 10 comandamenti sarebbero stati inutili).
Per fortuna Freud su questo non è stato tanto ipocrita e ha svelato come i pensieri omicidi siano di tutta l'umanità (altrimenti i 10 comandamenti sarebbero stati inutili).
giovedì 3 aprile 2008
Ferrara a Bologna
La lotta all'aborto è come la lotta alla schiavitù e al razzismo: una questione di compassione.
Nessuno sceglie di nascere bianco o nero, libero o in catene, nell'utero di una disgraziata o di una donna intelligente; ecco perchè per secoli si è combatutto per distruggere tutti questi errori di civiltà.
A tutti coloro che ieri in piazza hanno offeso Giuliano Ferrara vorrei chiedere se sono davvero "di sinistra" (per i diritti umani, per i più disagiati ed emarginati): dal loro comportamento verrebbe da dire che sono dei fascistelli da gruppo picchiatore.
Che imparino le regole della democrazia e la compassione.
Nessuno sceglie di nascere bianco o nero, libero o in catene, nell'utero di una disgraziata o di una donna intelligente; ecco perchè per secoli si è combatutto per distruggere tutti questi errori di civiltà.
A tutti coloro che ieri in piazza hanno offeso Giuliano Ferrara vorrei chiedere se sono davvero "di sinistra" (per i diritti umani, per i più disagiati ed emarginati): dal loro comportamento verrebbe da dire che sono dei fascistelli da gruppo picchiatore.
Che imparino le regole della democrazia e la compassione.
mercoledì 2 aprile 2008
Perfezionamento moratoria
Caro direttore,
leggendo lo scambio pubblicato ieri fra lei e la dott.ssa Armeni mi torna alla mente la prima volta in cui ho davvero messo le mani nel lavoro di giudizio sull'aborto.
La scorsa primavera ero ad una cena fuori città con due amici quando, nel bel mezzo di una discussione , uno dei due confessò di essere corresponsabile di quello effettuato dalla sua ormai ex-ragazza.
Questo mio amico, verso cui nutro una profonda stima, concluse la sua narrazione dicendo: “ora sarete delusi da me e non vorrete essermi più amici”. In verità io ero stupefatto dalla sua confessione e dalla scoperta della mia compassione. Capivo infatti, nella ammissione di collaborazione al delitto, che la sua miseria umana era esattamente la mia e che erano corrette tutte le frasi neotestamentarie del tipo “come per il peccato di uno tutta l'umanità è caduta in disgrazia, così per il sacrificio di uno tutta l'umanità riacquista la grazia”. Il suo peccato di uomo coinvolge anche me. Mi sono sentito solidale con lui, nessun “giudizio” (cioè sentenza definitiva), nessuna disistima.
A quel punto l'altro mio amico propose l'atto riparatorio/compensativo “fai qualcosa per un'altra vita che nessuno vuole”, cioè il ritorno alla logica vetero-testamentaria dell'”occhio per occhio” al contrario, ovvero la sua dieta liquida.
La sua risposta a Ritanna ha novità proprio in questo senso.
In particolare mi sono soffermato sulla frase “non confondere la tua [vita] con la vita di un altro se poi non sei disponibile alla vita di un altro ancora”.
Per intenderci: l'altro giorno le citavo la frase pronunciata, nel film “Il cattivo tenente” (di Abel Ferrara), da una suora violentata per i suoi aggressori “desidero perfezionare la loro preghiera: che il loro seme di violentatori diventi fertile sperma di padri, così come Gesù trasformò l'acqua in vino”. Volendo ora riproporre anche un'altra frase di Gesù “sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza” unendola alla scoperta dell'”aborto degli anti-abortisti” (cioè il maltrattamento riservato da genitori verso i propri figli) si giunge a conclusione che l'aborto coincide con l'odio per la propria stessa vita.
Ecco perché anche il punto di vista di Ritanna, così centrato sulle motivazioni personali, sulla “libertà”, sul “peccato di omissione” mi commuove: la sorte della nuova vita coincide con la vita dei genitori che la fecondano. “Dare la vita”... è ben più che mettere solo fisicamente al mondo una persona.
La Chiesa non vuole “tagliare le mani” a chi commette peccato (dovremmo essere tutti monchi), ma è interessata a non voler escludere la possibilità del pentimento facendo dell'aborto un “diritto”.
Riguardo ancora a Ritanna mi viene da dire questo: si parla tanto di libertà di scegliere, ma la vera libertà è stare alla contingenza, cioè il “mi tocca”. La scopata crea qualcosa che “mi tocca”; rimuoverla significa superbia, negazione della realtà.
Quando si commettono atti senza considerare le conseguenze di essi, si sosta sempre nella superbia, laddove l'umiltà è “stare con i piedi per terra”.
Altroché “umiltà” come disistima della propria persona (torniamo a leggere Bernardo di Chiaravalle).
Ora, lei parla di “lasciare la strada di ieri” e vi riconosco il pensiero che la Chiesa ha definito pentimento per “contritio” contrapposto al pentimento per “attritio” (che suona un po' come “attore”). Il solo vero pentimento è chiaramente quello del primo tipo, quello cioè che permette il “cambiamento di strada”, così come i Re magi “per un'altra strada fecero ritorno al loro paese”, dopo l'incontro col Bambino.
Il problema di quella serata primaverile fu lo scarto dell'ipotesi del confessionale, nel quale lei dice di “non essere mai entrato”.
Dato che il pentimento per tutti gli aborti (di pensiero – eventualmente anche concreti) della nostra vita si perfeziona solo nella confessione di tale delitto, c'è da chiedersi a CHI essi vadano confessati, e il bello delle vostre lettere è che contengono delle confessioni in tal senso.
Non è un segreto per nessuno dei lettori la sua posizione di lavoro nei confronti della fede cattolica. La confessione va fatta al “Logos” citato da Benedetto XVI nel discorso di Ratisbona, laddove il Logos è unione di razionalità e moto, cioè Pensiero cui l'uomo è fatto “a immagine e somiglianza”.
I cristiani sono tutti figli perché il Logos è il Padre di Gesù (che ne è l'incarnazione).
Ecco spiegato perché il primo parricidio è quello operato nei confronti del pensiero (“la piccola barca del pensiero è scossa dalle onde del relativismo”).
La confessione va fatta al Corpo di Cristo, cioè la Chiesa – dato che ne ha il pensiero - (quindi ad un suo rappresentante) senza fideismi e senza credenze varie (a cui lei è giustamente allergico – e tutti i cattolici dovrebbero diventarlo).
La presenza del Logos è esperibile solo da chi intuisce un ordine nell'universo... anzi: la definizione stessa di uni-verso presuppone tale ordinamento. Non ovviamente un ordine matematico (è abbastanza banale) ma un ordine umano (dicono le scritture “Cristo misura di tutte le cose”). Ecco perché l'ultimo Woody Allen mi sta sui coglioni con le sue frasi del tipo “la vita non è altro che caos... non esiste giustizia”, il Woody Allen di “Crimini e misfatti” che non concepisce il perdono.
È mia opinione che basti solo questo a perfezionare la moratoria: la richiesta del perdono ai rappresentanti del “Logos incarnato” in seguito a pentimento. Ovviamente se avvenisse ciò saremmo alla “fine dei tempi”.
In conclusione dico una frase pretenziosa (da figlio di Giussani riconosco “la pretesa cristiana”): fino all'altro giorno asserivo che la questione dell'aborto era risolvibile anche senza tirare in ballo il pensiero cattolico, oggi dico che solo all'interno di esso questo è possibile.
Spero che queste parole non risultino vuote. Tanta gente consuma i termini ripetendoli automaticamente; spero sia chiaro che in me non c'è nessuna ripetizione fideistica.
leggendo lo scambio pubblicato ieri fra lei e la dott.ssa Armeni mi torna alla mente la prima volta in cui ho davvero messo le mani nel lavoro di giudizio sull'aborto.
La scorsa primavera ero ad una cena fuori città con due amici quando, nel bel mezzo di una discussione , uno dei due confessò di essere corresponsabile di quello effettuato dalla sua ormai ex-ragazza.
Questo mio amico, verso cui nutro una profonda stima, concluse la sua narrazione dicendo: “ora sarete delusi da me e non vorrete essermi più amici”. In verità io ero stupefatto dalla sua confessione e dalla scoperta della mia compassione. Capivo infatti, nella ammissione di collaborazione al delitto, che la sua miseria umana era esattamente la mia e che erano corrette tutte le frasi neotestamentarie del tipo “come per il peccato di uno tutta l'umanità è caduta in disgrazia, così per il sacrificio di uno tutta l'umanità riacquista la grazia”. Il suo peccato di uomo coinvolge anche me. Mi sono sentito solidale con lui, nessun “giudizio” (cioè sentenza definitiva), nessuna disistima.
A quel punto l'altro mio amico propose l'atto riparatorio/compensativo “fai qualcosa per un'altra vita che nessuno vuole”, cioè il ritorno alla logica vetero-testamentaria dell'”occhio per occhio” al contrario, ovvero la sua dieta liquida.
La sua risposta a Ritanna ha novità proprio in questo senso.
In particolare mi sono soffermato sulla frase “non confondere la tua [vita] con la vita di un altro se poi non sei disponibile alla vita di un altro ancora”.
Per intenderci: l'altro giorno le citavo la frase pronunciata, nel film “Il cattivo tenente” (di Abel Ferrara), da una suora violentata per i suoi aggressori “desidero perfezionare la loro preghiera: che il loro seme di violentatori diventi fertile sperma di padri, così come Gesù trasformò l'acqua in vino”. Volendo ora riproporre anche un'altra frase di Gesù “sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza” unendola alla scoperta dell'”aborto degli anti-abortisti” (cioè il maltrattamento riservato da genitori verso i propri figli) si giunge a conclusione che l'aborto coincide con l'odio per la propria stessa vita.
Ecco perché anche il punto di vista di Ritanna, così centrato sulle motivazioni personali, sulla “libertà”, sul “peccato di omissione” mi commuove: la sorte della nuova vita coincide con la vita dei genitori che la fecondano. “Dare la vita”... è ben più che mettere solo fisicamente al mondo una persona.
La Chiesa non vuole “tagliare le mani” a chi commette peccato (dovremmo essere tutti monchi), ma è interessata a non voler escludere la possibilità del pentimento facendo dell'aborto un “diritto”.
Riguardo ancora a Ritanna mi viene da dire questo: si parla tanto di libertà di scegliere, ma la vera libertà è stare alla contingenza, cioè il “mi tocca”. La scopata crea qualcosa che “mi tocca”; rimuoverla significa superbia, negazione della realtà.
Quando si commettono atti senza considerare le conseguenze di essi, si sosta sempre nella superbia, laddove l'umiltà è “stare con i piedi per terra”.
Altroché “umiltà” come disistima della propria persona (torniamo a leggere Bernardo di Chiaravalle).
Ora, lei parla di “lasciare la strada di ieri” e vi riconosco il pensiero che la Chiesa ha definito pentimento per “contritio” contrapposto al pentimento per “attritio” (che suona un po' come “attore”). Il solo vero pentimento è chiaramente quello del primo tipo, quello cioè che permette il “cambiamento di strada”, così come i Re magi “per un'altra strada fecero ritorno al loro paese”, dopo l'incontro col Bambino.
Il problema di quella serata primaverile fu lo scarto dell'ipotesi del confessionale, nel quale lei dice di “non essere mai entrato”.
Dato che il pentimento per tutti gli aborti (di pensiero – eventualmente anche concreti) della nostra vita si perfeziona solo nella confessione di tale delitto, c'è da chiedersi a CHI essi vadano confessati, e il bello delle vostre lettere è che contengono delle confessioni in tal senso.
Non è un segreto per nessuno dei lettori la sua posizione di lavoro nei confronti della fede cattolica. La confessione va fatta al “Logos” citato da Benedetto XVI nel discorso di Ratisbona, laddove il Logos è unione di razionalità e moto, cioè Pensiero cui l'uomo è fatto “a immagine e somiglianza”.
I cristiani sono tutti figli perché il Logos è il Padre di Gesù (che ne è l'incarnazione).
Ecco spiegato perché il primo parricidio è quello operato nei confronti del pensiero (“la piccola barca del pensiero è scossa dalle onde del relativismo”).
La confessione va fatta al Corpo di Cristo, cioè la Chiesa – dato che ne ha il pensiero - (quindi ad un suo rappresentante) senza fideismi e senza credenze varie (a cui lei è giustamente allergico – e tutti i cattolici dovrebbero diventarlo).
La presenza del Logos è esperibile solo da chi intuisce un ordine nell'universo... anzi: la definizione stessa di uni-verso presuppone tale ordinamento. Non ovviamente un ordine matematico (è abbastanza banale) ma un ordine umano (dicono le scritture “Cristo misura di tutte le cose”). Ecco perché l'ultimo Woody Allen mi sta sui coglioni con le sue frasi del tipo “la vita non è altro che caos... non esiste giustizia”, il Woody Allen di “Crimini e misfatti” che non concepisce il perdono.
È mia opinione che basti solo questo a perfezionare la moratoria: la richiesta del perdono ai rappresentanti del “Logos incarnato” in seguito a pentimento. Ovviamente se avvenisse ciò saremmo alla “fine dei tempi”.
In conclusione dico una frase pretenziosa (da figlio di Giussani riconosco “la pretesa cristiana”): fino all'altro giorno asserivo che la questione dell'aborto era risolvibile anche senza tirare in ballo il pensiero cattolico, oggi dico che solo all'interno di esso questo è possibile.
Spero che queste parole non risultino vuote. Tanta gente consuma i termini ripetendoli automaticamente; spero sia chiaro che in me non c'è nessuna ripetizione fideistica.
Frocessionisti
Cari frocessionisti,
desidero sottoporvi qualche riflessione che è sorta spontanea quando ho letto sui giornali il titolo dell’iniziativa che avrebbe dovuto aver luogo (o avrà luogo ugualmente) oggi.
Le mie considerazioni sono logiche e se vogliamo anche un po’ psicoanalitiche.
La prima mi sorge, in verità, ogni qualvolta leggo il nome del movimento al quale appartenete: Gay.
“Gay” vuole dire “allegro”, “gaio” e a tal proposito mi sono sempre chiesto perché un movimento che chiede l’accettazione di quella che voi definite una “condizione naturale” deve legarsi verbalmente ad uno stato psicologico (ben diverso dalla “letizia” francescana) tanto raro quanto fuggevole nella vita di ognuno. Ovviamente capisco benissimo che nell’uso quotidiano popolare “gay” sta per “omosessuale”; però va anche detto che le parole non vengono scelte a caso, e come suggerisce Gadda, le cose sono conseguenza dei nomi (rovesciando Giustiniano).
Non sarà che commettete lo stesso errore di alcuni cattolici che si definiscono “pieni di gioia” e hanno la formazione reattiva (la maschera) di un sorriso perenne sul loro volto? Per esperienza ho imparato a dubitare degli entusiasti, e i portatori costanti di gioia e allegrezza mi fanno pensare che la migliore definizione della loro vita sia quella del Salve Regina: “valle di lacrime”.
Allo stesso modo non mi ha mai convinto la definizione “Pride” (per le vostre manifestazioni).
“Pride” vuole dire “orgoglio”: se è vera la naturalità dell’omosessualità, com’è possibile essere orgogliosi di una cosa che non dipende dalla volontà? L’orgoglio è proprio di chi compie una impresa ardua, di chi lavora per uno scopo e alla fine l’ottiene. Altrimenti ritorniamo alla perversione nazista: orgoglio per la propria razza (che ora diventa orgoglio per la propria sessualità). Siete d’accordo?
Vi parlo a suon di freudismi anche perché la terza riflessione ne riguarda uno che voi stessi coniate per i vostri detrattori/critici/oppositori: l’omofobia (in questo caso quella dello stesso Benedetto XVI).
Dietro tale accusa si cela, ovviamente, quella che dovrebbe essere una accusa ben più interessante: una omosessualità repressa.
Perché mai quella che per voi è la cosa più bella del mondo, tanto da provocarvi una “allegrezza” costante, deve diventare il termine di una accusa? Le accuse si basano su comportamenti che non piacciono a nessuno: bugie, furti, corruzione, etc. Cos’ha, quindi, di così brutto l’omosessualità per essere ritorta contro i vostri nemici? Personalmente non ho mai sentito un etero dire a un'altro: "sei un etero represso".
Utilizzando la filosofia del “mal comune mezzo gaudio” (che in verità è “mal comune doppia sfiga”) sperate che qualcuno si unisca a voi?
La quarta riflessione riguarda, infine, lo stesso termine “frocessione” ovvero “processione dei froci”.
Inutile celare il paragone spontaneo con quello che accadde quando Silvio Berlusconi, nella campagna elettorale del 2006, diede dei “coglioni” ai commercianti che avrebbero votato a sinistra e dopo si videro persone indossare magliette recanti la scritta “Io sono un coglione”. Non notai un vero sarcasmo in tale pratica, non faceva ridere, non muoveva nemmeno compassione. Faceva solo venire voglia di confermare l’aggettivo pronunciato dall’allora Presidente del Consiglio. Un altro esempio: le persone di colore in america non si sono mai auto-definite “negri”. Mal che vada sentiamo Denzel Washington dire “bacia il mio culo nero” in qualche film… ma nulla di più.
Premesso che non ho mai sentito Ratzinger usare tale parola – e sicuramente mai lo sentirò, perché applicarsi una offesa fatta da gente che presumete ignorante? E soprattutto perché confermare, nelle manifestazioni, il comportamento criticato da chi offende? Potrebbe forse essere più conveniente domandare il perché di tale offesa? Siete voi i cultori del dialogo tra parti contrapposte (tantoché la visita del Pontefice è stata criticata perché l’Università è laica e libera e lui desidera – secondo voi - monopolizzarla).
In conclusione: non sarà che questa vostra allegrezza perenne e noiosa, questo orgoglio non motivato, questo tramutare la “verità su voi stessi” in accusa e questo etichettarsi secondo le offese comunemente rivoltevi, sia il lapsus rivelativo di una vergogna per qualcosa che non si è ancora giudicato bene nella propria carne e nella propria storia? Non sarà che i veri omofobi(ci) siete proprio voi gay militanti, poiché sostenete una illusione e non volete perderla?
La vostra “frocessione”, un po’, rivela questo.
Sbaglio?
desidero sottoporvi qualche riflessione che è sorta spontanea quando ho letto sui giornali il titolo dell’iniziativa che avrebbe dovuto aver luogo (o avrà luogo ugualmente) oggi.
Le mie considerazioni sono logiche e se vogliamo anche un po’ psicoanalitiche.
La prima mi sorge, in verità, ogni qualvolta leggo il nome del movimento al quale appartenete: Gay.
“Gay” vuole dire “allegro”, “gaio” e a tal proposito mi sono sempre chiesto perché un movimento che chiede l’accettazione di quella che voi definite una “condizione naturale” deve legarsi verbalmente ad uno stato psicologico (ben diverso dalla “letizia” francescana) tanto raro quanto fuggevole nella vita di ognuno. Ovviamente capisco benissimo che nell’uso quotidiano popolare “gay” sta per “omosessuale”; però va anche detto che le parole non vengono scelte a caso, e come suggerisce Gadda, le cose sono conseguenza dei nomi (rovesciando Giustiniano).
Non sarà che commettete lo stesso errore di alcuni cattolici che si definiscono “pieni di gioia” e hanno la formazione reattiva (la maschera) di un sorriso perenne sul loro volto? Per esperienza ho imparato a dubitare degli entusiasti, e i portatori costanti di gioia e allegrezza mi fanno pensare che la migliore definizione della loro vita sia quella del Salve Regina: “valle di lacrime”.
Allo stesso modo non mi ha mai convinto la definizione “Pride” (per le vostre manifestazioni).
“Pride” vuole dire “orgoglio”: se è vera la naturalità dell’omosessualità, com’è possibile essere orgogliosi di una cosa che non dipende dalla volontà? L’orgoglio è proprio di chi compie una impresa ardua, di chi lavora per uno scopo e alla fine l’ottiene. Altrimenti ritorniamo alla perversione nazista: orgoglio per la propria razza (che ora diventa orgoglio per la propria sessualità). Siete d’accordo?
Vi parlo a suon di freudismi anche perché la terza riflessione ne riguarda uno che voi stessi coniate per i vostri detrattori/critici/oppositori: l’omofobia (in questo caso quella dello stesso Benedetto XVI).
Dietro tale accusa si cela, ovviamente, quella che dovrebbe essere una accusa ben più interessante: una omosessualità repressa.
Perché mai quella che per voi è la cosa più bella del mondo, tanto da provocarvi una “allegrezza” costante, deve diventare il termine di una accusa? Le accuse si basano su comportamenti che non piacciono a nessuno: bugie, furti, corruzione, etc. Cos’ha, quindi, di così brutto l’omosessualità per essere ritorta contro i vostri nemici? Personalmente non ho mai sentito un etero dire a un'altro: "sei un etero represso".
Utilizzando la filosofia del “mal comune mezzo gaudio” (che in verità è “mal comune doppia sfiga”) sperate che qualcuno si unisca a voi?
La quarta riflessione riguarda, infine, lo stesso termine “frocessione” ovvero “processione dei froci”.
Inutile celare il paragone spontaneo con quello che accadde quando Silvio Berlusconi, nella campagna elettorale del 2006, diede dei “coglioni” ai commercianti che avrebbero votato a sinistra e dopo si videro persone indossare magliette recanti la scritta “Io sono un coglione”. Non notai un vero sarcasmo in tale pratica, non faceva ridere, non muoveva nemmeno compassione. Faceva solo venire voglia di confermare l’aggettivo pronunciato dall’allora Presidente del Consiglio. Un altro esempio: le persone di colore in america non si sono mai auto-definite “negri”. Mal che vada sentiamo Denzel Washington dire “bacia il mio culo nero” in qualche film… ma nulla di più.
Premesso che non ho mai sentito Ratzinger usare tale parola – e sicuramente mai lo sentirò, perché applicarsi una offesa fatta da gente che presumete ignorante? E soprattutto perché confermare, nelle manifestazioni, il comportamento criticato da chi offende? Potrebbe forse essere più conveniente domandare il perché di tale offesa? Siete voi i cultori del dialogo tra parti contrapposte (tantoché la visita del Pontefice è stata criticata perché l’Università è laica e libera e lui desidera – secondo voi - monopolizzarla).
In conclusione: non sarà che questa vostra allegrezza perenne e noiosa, questo orgoglio non motivato, questo tramutare la “verità su voi stessi” in accusa e questo etichettarsi secondo le offese comunemente rivoltevi, sia il lapsus rivelativo di una vergogna per qualcosa che non si è ancora giudicato bene nella propria carne e nella propria storia? Non sarà che i veri omofobi(ci) siete proprio voi gay militanti, poiché sostenete una illusione e non volete perderla?
La vostra “frocessione”, un po’, rivela questo.
Sbaglio?
Insomnia
Insomnia" è un film che tratta di amore e scienza. Pur non essendo facile descrivere in modo breve una qualsiasi opera di Chris Nolan tenterò comunque di delineare qualche punto di interesse.
Riprendo brevemente la trama.
Il Detective Dormer è una leggenda nel suo settore (omicidi) e viene inviato dal suo capo-dipartimento in Alaska per aiutare un vecchio amico in difficoltà con un caso. Purtroppo il collega di Dormer, Hap, deve scendere a patti con un procuratore distrettuale che vuole infangare il nome del collega più esperto per ottenere vantaggi politici. Dopo una brutta discussione, incidentalmente (o quasi) il detective Dormer spara al suo collega durante un inseguimento nella nebbia e viene visto dall'assassino ricercato che, ovviamente, inizia a ricattarlo. Dopo l'omicidio (volontario o involontario) Dormer cade nell'angoscia del senso di colpa e non riesce più a dormire.
A questo punto si possono delineare i passaggi interessanti del film (che usano la trama poliziesca solo come scusante).
Anzitutto risulta chiaro che il cosiddetto “sesto senso “ del detective altro non è che l'utilizzo del pensiero in modo completo. Ovvero: “sia in un caso insignificante che in un omicidio la gente commette gli stessi passi falsi: è la natura umana”. Questa piena imputazione dell'essere umano (e quindi la possibilità della sua comprensione, che deriva dalla compassione – cioè: gli assassini sono uomini come me) permette di accedere alla sapienza universale sul comportamento dell'umanità intera (“una giuria non sa che faccia ha un assassino di bambini, ma io sì”).
Quindi è la fine di tutti i CSI: il detective scopre una quantità di informazioni importati sul caso semplicemente pensando e confrontando la sua esperienza umana; senza prove scientifiche inequivocabili ed empiricamente inconfutabili: è la fine della farsa della pretesa scientista di chi vuole a tutti i costi la prova razionale senza usare la ragione. Quella di Dermor è davvero scienza. Altroché Galileo.
In seguito è da notare anche il rapporto d'amore fra lui e la signora che lavora all'hotel dove alloggia. Essendo la pratica dell'amore coincidente col trattare bene il pensiero dell'altra persona, è evidente la piena stima da parte di Dormer per costei: al punto da confessargli, in una notturna stanza d'albergo, la causa della sua insonnia (angosciosa). Lei le restituirà la facoltà di giudizio e si addormenterà nel suo letto. Da notare come i due amanti abbiano condiviso l'alcova senza scopare.
Nel film si può ravvisare un'altra critica sottile che risulta utile nella nostra epoca: l'insofferenza per il legalismo. Con questo termine intendo l'applicazione della legge in modo meticoloso laddove non ce n'è bisogno e laddove essa ostacola realmente la più semplice soluzione, soddisfacente per tutte le parti coinvolte, dei un qualsiasi problema. “il sabato è fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato” disse Gesù; diremmo oggi “il codice civile è stato fatto per l'uomo e non viceversa”. Speriamo che i nostri giudici vedano questo film.
Riprendo brevemente la trama.
Il Detective Dormer è una leggenda nel suo settore (omicidi) e viene inviato dal suo capo-dipartimento in Alaska per aiutare un vecchio amico in difficoltà con un caso. Purtroppo il collega di Dormer, Hap, deve scendere a patti con un procuratore distrettuale che vuole infangare il nome del collega più esperto per ottenere vantaggi politici. Dopo una brutta discussione, incidentalmente (o quasi) il detective Dormer spara al suo collega durante un inseguimento nella nebbia e viene visto dall'assassino ricercato che, ovviamente, inizia a ricattarlo. Dopo l'omicidio (volontario o involontario) Dormer cade nell'angoscia del senso di colpa e non riesce più a dormire.
A questo punto si possono delineare i passaggi interessanti del film (che usano la trama poliziesca solo come scusante).
Anzitutto risulta chiaro che il cosiddetto “sesto senso “ del detective altro non è che l'utilizzo del pensiero in modo completo. Ovvero: “sia in un caso insignificante che in un omicidio la gente commette gli stessi passi falsi: è la natura umana”. Questa piena imputazione dell'essere umano (e quindi la possibilità della sua comprensione, che deriva dalla compassione – cioè: gli assassini sono uomini come me) permette di accedere alla sapienza universale sul comportamento dell'umanità intera (“una giuria non sa che faccia ha un assassino di bambini, ma io sì”).
Quindi è la fine di tutti i CSI: il detective scopre una quantità di informazioni importati sul caso semplicemente pensando e confrontando la sua esperienza umana; senza prove scientifiche inequivocabili ed empiricamente inconfutabili: è la fine della farsa della pretesa scientista di chi vuole a tutti i costi la prova razionale senza usare la ragione. Quella di Dermor è davvero scienza. Altroché Galileo.
In seguito è da notare anche il rapporto d'amore fra lui e la signora che lavora all'hotel dove alloggia. Essendo la pratica dell'amore coincidente col trattare bene il pensiero dell'altra persona, è evidente la piena stima da parte di Dormer per costei: al punto da confessargli, in una notturna stanza d'albergo, la causa della sua insonnia (angosciosa). Lei le restituirà la facoltà di giudizio e si addormenterà nel suo letto. Da notare come i due amanti abbiano condiviso l'alcova senza scopare.
Nel film si può ravvisare un'altra critica sottile che risulta utile nella nostra epoca: l'insofferenza per il legalismo. Con questo termine intendo l'applicazione della legge in modo meticoloso laddove non ce n'è bisogno e laddove essa ostacola realmente la più semplice soluzione, soddisfacente per tutte le parti coinvolte, dei un qualsiasi problema. “il sabato è fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato” disse Gesù; diremmo oggi “il codice civile è stato fatto per l'uomo e non viceversa”. Speriamo che i nostri giudici vedano questo film.
Pornografie
La canzone “Breaking Free” di High School Musical è pornografica. La componente principale di questa perversione è evidenziata anzitutto dal modo di cantarla. Da circa una quindicina d'anni nel mercato discografico, esattamente dalla nascita della prima boy band (i “Take That”), si è introdotto un nuovo modo di cantare: il sublimato. Questa modalità consiste nel non appoggiare completamente il proprio timbro vocale a tutta la gamma delle note cercando di creare una standardizzazione: la voce adolescenziale principalmente , che dovrebbe essere la voce della “purezza” (una evoluzione della voce bianca? La voce angelica...) contrapposta alla voce adulta “sporca” . Per purezza adolescenziale intendo il modo più diffuso che è proprio del cinema hollywoodiano : il ragazzetto (magari 30enne) con i capelli acconciati in una spettinatura controllata, abbigliamento casual, fisico palestrato ma faccia “innocente”, occhi da cernia, bocca semi-aperta, espressione stupefatta: la simulazione del ragazzo “sensibile”, “dolce” e “innamorato”.
La scissione è quindi istituita: la voce del leader della boy band, contrapposta alla voce “maiala” del cantante degli Aqua in Barbie Girl (brano degno di un trattato di psicopatologia, come “breaking free”) o la vociona dei rapper presenti nei duetti (sempre basati su performance vocali presenti negli amplessi) delle star femminili.
Per le voci femminili va per la maggiore una impostazione nasale (cioè la voce isterica di Britney Spears, di Kylie Minogue) la cosiddetta voce della troia (che va affiancata dagli esempi di voce adulta “sporca” citati prima per l'appunto). Stando attenti alla simbologia: la donna che simula una qualche forma di raffinatezza nel desiderio di farsi sventrare dal macho. Nel brano di High School Musical, per la parte femminile, invece si nota sempre il solito modo isterico ma più orientato alla cultura della “figa di legno” (una nuova definizione di “verginitas diabolica”: la verginità solo intesa come astensione dal rapporto fisico). Comunque queste modalità apparentemente opposte sono, ovviamente, il doppio lato della medaglia: chi non riesce ad essere più adolescente (per motivi di età o di qualche credo) diventa maiale.
Questa contrapposizione di purezza e sporcizia scatena il potenziale in cui è immerso il mondo mediatico degli ultimi 15 anni: la consacrazione della scopata. Il rimando eterno, fino a 7 ore per sting, del coito. High school musical rimanda quello tra troy e gabriella all'infinito, finché – come per britney spears e justin timberlake, si arriverà a fare il grande salto: la decantazione di “sexy back”, del “touch of my hand” (apologia della masturbazione), del “gimme more”.
È proprio vero che l'arte è lo specchio dell'epoca di pensiero in cui si vive.
Nella nostra epoca, della pornografia dilagante, è comunque sempre riscontrabile la traccia di un pensiero vecchio di migliaia di anni: il platonismo della divisione anima/corpo. Zac Efron che per fare la parte dell'innamorato deve tirare fuori “Il meglio di sè”, la parte “alta”: la voce sublimata, gli occhi da tonto, i sorrisoni da bambino di 3a elementare. In un futuro non lontano, quando sarà più famoso e gli verrano offerte parti più importanti, farà il guado del fiume e manifesterà il suo essere erotomane. Idem per Vanessa Hudgens: con la sola differenza che nelle parti femminili – nel modo di ballare e di cantare, nell'abbigliamento diffuso, sono già incorporate, da un decennio – Madonna insegna - le movenze della passeggiatrice: l'occhiolino e lo sculettamento. Ritornando al caso delle fighe di legno siamo nel tentativo più subdolo di mascheramento: dietro all'espressione seriosa (le fighe di legno si vantano di non essere “donne facili” ma donne difficili, irragiungibili – delle novelle Beatrici) il desiderio della sollecitazione selvaggia del clitoride: il monumento alla vagina, il vaginismo. Laddove si pensa di non poter avere una cosa, la si rinnega e si maschera con una opposizione (la formazione reattiva) sperando di essere violentate o sedotte in modo irresistibile. Sarebbe da pensare un qualche gesto futurista per le donne affette dal pensiero “figa di legno”.
Nel testo di “breaking free” si decanta tanto il “prendere il volo”, il “raggiungere stelle”: è ben altro quello che si vuole far volare.
Insomma: siamo lontani da una femminilità solida alla maura tierney (nel film “Insomnia”) e a alla concezione di amore come “trattare (bene) il pensiero”.
La scissione è quindi istituita: la voce del leader della boy band, contrapposta alla voce “maiala” del cantante degli Aqua in Barbie Girl (brano degno di un trattato di psicopatologia, come “breaking free”) o la vociona dei rapper presenti nei duetti (sempre basati su performance vocali presenti negli amplessi) delle star femminili.
Per le voci femminili va per la maggiore una impostazione nasale (cioè la voce isterica di Britney Spears, di Kylie Minogue) la cosiddetta voce della troia (che va affiancata dagli esempi di voce adulta “sporca” citati prima per l'appunto). Stando attenti alla simbologia: la donna che simula una qualche forma di raffinatezza nel desiderio di farsi sventrare dal macho. Nel brano di High School Musical, per la parte femminile, invece si nota sempre il solito modo isterico ma più orientato alla cultura della “figa di legno” (una nuova definizione di “verginitas diabolica”: la verginità solo intesa come astensione dal rapporto fisico). Comunque queste modalità apparentemente opposte sono, ovviamente, il doppio lato della medaglia: chi non riesce ad essere più adolescente (per motivi di età o di qualche credo) diventa maiale.
Questa contrapposizione di purezza e sporcizia scatena il potenziale in cui è immerso il mondo mediatico degli ultimi 15 anni: la consacrazione della scopata. Il rimando eterno, fino a 7 ore per sting, del coito. High school musical rimanda quello tra troy e gabriella all'infinito, finché – come per britney spears e justin timberlake, si arriverà a fare il grande salto: la decantazione di “sexy back”, del “touch of my hand” (apologia della masturbazione), del “gimme more”.
È proprio vero che l'arte è lo specchio dell'epoca di pensiero in cui si vive.
Nella nostra epoca, della pornografia dilagante, è comunque sempre riscontrabile la traccia di un pensiero vecchio di migliaia di anni: il platonismo della divisione anima/corpo. Zac Efron che per fare la parte dell'innamorato deve tirare fuori “Il meglio di sè”, la parte “alta”: la voce sublimata, gli occhi da tonto, i sorrisoni da bambino di 3a elementare. In un futuro non lontano, quando sarà più famoso e gli verrano offerte parti più importanti, farà il guado del fiume e manifesterà il suo essere erotomane. Idem per Vanessa Hudgens: con la sola differenza che nelle parti femminili – nel modo di ballare e di cantare, nell'abbigliamento diffuso, sono già incorporate, da un decennio – Madonna insegna - le movenze della passeggiatrice: l'occhiolino e lo sculettamento. Ritornando al caso delle fighe di legno siamo nel tentativo più subdolo di mascheramento: dietro all'espressione seriosa (le fighe di legno si vantano di non essere “donne facili” ma donne difficili, irragiungibili – delle novelle Beatrici) il desiderio della sollecitazione selvaggia del clitoride: il monumento alla vagina, il vaginismo. Laddove si pensa di non poter avere una cosa, la si rinnega e si maschera con una opposizione (la formazione reattiva) sperando di essere violentate o sedotte in modo irresistibile. Sarebbe da pensare un qualche gesto futurista per le donne affette dal pensiero “figa di legno”.
Nel testo di “breaking free” si decanta tanto il “prendere il volo”, il “raggiungere stelle”: è ben altro quello che si vuole far volare.
Insomma: siamo lontani da una femminilità solida alla maura tierney (nel film “Insomnia”) e a alla concezione di amore come “trattare (bene) il pensiero”.
consiglio a Ferrara sulla moratoria
Caro direttore,
rammento come la sua brillante iniziativa di moratoria sull'aborto fosse cominciata in seguito alla moratoria sulla pena di morte di qualche mese fa. A tal proposito volevo farle notare come la prima delle due – in senso temporale - fosse di più facile successo in quanto nessuno vuole essere ucciso per i propri omicidi (sia eseguiti che solo pensati), mentre – dando retta a Benedetto XVI – la moratoria sull'aborto è ben più ostica in quanto riguarda la forma che assume il disagio della civiltà ai giorni nostri. Il passaggio che tratta questo punto nella “Spe Salvi” è notevole: “Continuare a vivere in eterno – senza fine – appare più una condanna che un dono”. La “vita eterna” cristiana è invece espressa in una frase evangelica: “Sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza”.
Alla base dell'aborto c'è l'odio per la propria stessa vita: laddove vivere una vita umana è ritenuto indesiderabile si evita a tutti i costi che qualcun altro ne partecipi. Anzi peggio: si ritiene che quelle poche conquiste misere (“la roba”) siano in pericolo mettendole in condivisione con altre persone (figli ed eredi). A tal proposito lo psicoanalista Giacomo Contri introdusse più di 10 anni or sono il concetto di “aborto di pensiero” riservato alla descrizione di tutti coloro che mettono al mondo una nuova vita senza fare loro posto. Sempre di aborti si tratta e quindi di omicidi (le persone allevate da genitori simili avranno molto da giudicare).
Diventa a questo punto chiaro come il linguaggio di derivazione politica, dei “diritti” e dei “valori”, sia inadeguato a scalfire la reale portata dell'errore di pensiero – il peccato, la falla – che causa, nella sua forma peggiore, questo crimine.
La continuazione della moratoria sull'aborto in una lista politica purtroppo confonde l'importanza del lavoro da Lei condotto fino ad ora: la traduzione in termini universali di un disagio che sfocia nella repressione di una vita inerme.
Diceva Clint Eastwood nel film “Gli Spietati”: “Quando uccidi una persona non le togli solo quello che ha, ma anche tutto quello che avrà”. Nel caso del feto viene tolta persino la possibilità di poter meritare il desiderio della sua stessa vita.
Il cristianesimo si occupa di trattare il desiderio umano insito nel cuore di ogni uomo (Cristo) ed è impossibile elevare a difesa di esso l'istituzione di un diritto basilare universale, poiché le forme che assume la resistenza ad avere la “vita in abbondanza” mutano continuamente nel corso della storia.
Non credo le convenga diventare soldato di un'idea. Combattere l'idea di “diritto all'aborto” con l'idea di “diritto alla vita”, soprattutto a livello politico, è come contrapporre il bianco al nero. A che serve? Non ricorda il monito di Ruini in occasione del referendum sulla procreazione assistita, relativamente all'inutilità di una guerra frontale di principi etici?
Recitava il detto: “Se vuoi la pace, prepara la guerra” quando invece Freud l'ha ripensato in “Se vuoi la pace, prepara la morte”, cioè la pratica della memoria: “memento mori”, “ricordati che devi morire”. Questo è il nuovo che le serve nel supporto al giudizio pubblico sull'aborto: continuare la riflessione pubblica (come ha già tentato questa estate) sulla vita e sulla morte tramite il suo giornale e le sue trasmissioni.
L'aborto è uno dei tanti modi di non preparare la propria morte.
Chiarisco infine che solo una persona stimata (in questo caso Lei) è meritevole di critica.
rammento come la sua brillante iniziativa di moratoria sull'aborto fosse cominciata in seguito alla moratoria sulla pena di morte di qualche mese fa. A tal proposito volevo farle notare come la prima delle due – in senso temporale - fosse di più facile successo in quanto nessuno vuole essere ucciso per i propri omicidi (sia eseguiti che solo pensati), mentre – dando retta a Benedetto XVI – la moratoria sull'aborto è ben più ostica in quanto riguarda la forma che assume il disagio della civiltà ai giorni nostri. Il passaggio che tratta questo punto nella “Spe Salvi” è notevole: “Continuare a vivere in eterno – senza fine – appare più una condanna che un dono”. La “vita eterna” cristiana è invece espressa in una frase evangelica: “Sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza”.
Alla base dell'aborto c'è l'odio per la propria stessa vita: laddove vivere una vita umana è ritenuto indesiderabile si evita a tutti i costi che qualcun altro ne partecipi. Anzi peggio: si ritiene che quelle poche conquiste misere (“la roba”) siano in pericolo mettendole in condivisione con altre persone (figli ed eredi). A tal proposito lo psicoanalista Giacomo Contri introdusse più di 10 anni or sono il concetto di “aborto di pensiero” riservato alla descrizione di tutti coloro che mettono al mondo una nuova vita senza fare loro posto. Sempre di aborti si tratta e quindi di omicidi (le persone allevate da genitori simili avranno molto da giudicare).
Diventa a questo punto chiaro come il linguaggio di derivazione politica, dei “diritti” e dei “valori”, sia inadeguato a scalfire la reale portata dell'errore di pensiero – il peccato, la falla – che causa, nella sua forma peggiore, questo crimine.
La continuazione della moratoria sull'aborto in una lista politica purtroppo confonde l'importanza del lavoro da Lei condotto fino ad ora: la traduzione in termini universali di un disagio che sfocia nella repressione di una vita inerme.
Diceva Clint Eastwood nel film “Gli Spietati”: “Quando uccidi una persona non le togli solo quello che ha, ma anche tutto quello che avrà”. Nel caso del feto viene tolta persino la possibilità di poter meritare il desiderio della sua stessa vita.
Il cristianesimo si occupa di trattare il desiderio umano insito nel cuore di ogni uomo (Cristo) ed è impossibile elevare a difesa di esso l'istituzione di un diritto basilare universale, poiché le forme che assume la resistenza ad avere la “vita in abbondanza” mutano continuamente nel corso della storia.
Non credo le convenga diventare soldato di un'idea. Combattere l'idea di “diritto all'aborto” con l'idea di “diritto alla vita”, soprattutto a livello politico, è come contrapporre il bianco al nero. A che serve? Non ricorda il monito di Ruini in occasione del referendum sulla procreazione assistita, relativamente all'inutilità di una guerra frontale di principi etici?
Recitava il detto: “Se vuoi la pace, prepara la guerra” quando invece Freud l'ha ripensato in “Se vuoi la pace, prepara la morte”, cioè la pratica della memoria: “memento mori”, “ricordati che devi morire”. Questo è il nuovo che le serve nel supporto al giudizio pubblico sull'aborto: continuare la riflessione pubblica (come ha già tentato questa estate) sulla vita e sulla morte tramite il suo giornale e le sue trasmissioni.
L'aborto è uno dei tanti modi di non preparare la propria morte.
Chiarisco infine che solo una persona stimata (in questo caso Lei) è meritevole di critica.
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