martedì 15 aprile 2008

sulla nostra sconfitta

Caro direttore,
i cristiani sono coloro che hanno scoperto un tesoro nella sconfitta (anche politica) del loro Signore. Dunque, le conviene diventare cristiano nei 2 minuti che spenderà per la lettura di questa lettera.
Nel Vangelo di Luca, al capitolo 23, vediamo Gesù rifiutato dal popolo che una settimana prima lo acclamava nel suo ingresso a Gerusalemme e, al capitolo 24, assistiamo al suo tentativo di recupero dei due collaboratori delusi (cioè disillusi) sulla via del ritorno a casa dopo la Sua morte: i discepoli di Emmaus. Chiaramente costoro non avevano capito assolutamente nulla del loro maestro poiché avevano ridotto il Vangelo ad un moto meramente politico (una contrapposizione di forze opposte) e quindi dopo la 'catastrofe' di qualche giorno prima non era più il caso di spenderci un soldo o un minuto. Tra l'altro erano pure sputtanati. Fortunatamente per loro, il Signore doveva morire e con lui tutte le false speranze in una prassi politica che salvasse l'uomo. Insomma diciamocelo: questi 2 discepoli di Emmaus erano un po' i rivoluzionari del loro tempo. Si possono immaginare i loro discorsi: 'Israele è una merda', 'i romani sono figli di puttana', al 'sinedrio sono tutti corrotti paraculi', un po’ gli stessi discorsi del traditore Giuda Iscariota (solo che loro saggiamente non si sono uccisi dopo il fattaccio).
La morte, la ‘catastrofe’, è stata loro donata come conclusione dell'utopia di trovare credibile una soluzione coercitiva - politica - al disagio del mondo. Tantochè durante la cena si sorpresero del fatto che il loro 'cuore ardesse' durante l'ascolto del pensiero di Gesù. L'ostacolo era finalmente rimosso, l'obiezione al pensiero (cuore) era cessata con la chiusura della tomba. Fine.
È in quel momento che sono diventati cristiani: si sono accorti che il cambiamento non è una questione rivoluzionaria, ma una questione di rimozione della rimozione (la pietra scartata). Ecco perchè “la pietra scartata diventa testata d'angolo”: per il semplice motivo che è l'ultima che rimane. Il pensiero è stato scartato dalla storia dell'umanità e quindi è l’ultima cosa che dobbiamo recuperare.
Ora la differenza tra noi e i comunisti risiede nel fatto che noi ci siamo mossi per rimuovere una rimozione, come i primi cristiani, mentre i comunisti si sono mossi per una mera ipotesi teorica.
Abbiamo scelto la strada sbagliata, dopo la moratoria; ma noi possiamo “risorgere” (dato che non abbiamo nessun sogno infranto, ma una urgenza reale), loro no.
Adesso che abbiamo rimosso il nostro ostacolo mentale perchè non continuare con il giudizio sulla serie di piccoli delitti quotidiani che conducono all'aborto?
Il popolo di lettori che l'ha votata (150000 persone / 10 volte la tiratura del suo giornale nel 2007) è ora pronto e disilluso per continuare efficacemente il lavoro di giudizio su questo crimine.
Allora sì che si avranno anche gli effetti politici desiderati.

Cordiali saluti

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