Caro direttore,
rammento come la sua brillante iniziativa di moratoria sull'aborto fosse cominciata in seguito alla moratoria sulla pena di morte di qualche mese fa. A tal proposito volevo farle notare come la prima delle due – in senso temporale - fosse di più facile successo in quanto nessuno vuole essere ucciso per i propri omicidi (sia eseguiti che solo pensati), mentre – dando retta a Benedetto XVI – la moratoria sull'aborto è ben più ostica in quanto riguarda la forma che assume il disagio della civiltà ai giorni nostri. Il passaggio che tratta questo punto nella “Spe Salvi” è notevole: “Continuare a vivere in eterno – senza fine – appare più una condanna che un dono”. La “vita eterna” cristiana è invece espressa in una frase evangelica: “Sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza”.
Alla base dell'aborto c'è l'odio per la propria stessa vita: laddove vivere una vita umana è ritenuto indesiderabile si evita a tutti i costi che qualcun altro ne partecipi. Anzi peggio: si ritiene che quelle poche conquiste misere (“la roba”) siano in pericolo mettendole in condivisione con altre persone (figli ed eredi). A tal proposito lo psicoanalista Giacomo Contri introdusse più di 10 anni or sono il concetto di “aborto di pensiero” riservato alla descrizione di tutti coloro che mettono al mondo una nuova vita senza fare loro posto. Sempre di aborti si tratta e quindi di omicidi (le persone allevate da genitori simili avranno molto da giudicare).
Diventa a questo punto chiaro come il linguaggio di derivazione politica, dei “diritti” e dei “valori”, sia inadeguato a scalfire la reale portata dell'errore di pensiero – il peccato, la falla – che causa, nella sua forma peggiore, questo crimine.
La continuazione della moratoria sull'aborto in una lista politica purtroppo confonde l'importanza del lavoro da Lei condotto fino ad ora: la traduzione in termini universali di un disagio che sfocia nella repressione di una vita inerme.
Diceva Clint Eastwood nel film “Gli Spietati”: “Quando uccidi una persona non le togli solo quello che ha, ma anche tutto quello che avrà”. Nel caso del feto viene tolta persino la possibilità di poter meritare il desiderio della sua stessa vita.
Il cristianesimo si occupa di trattare il desiderio umano insito nel cuore di ogni uomo (Cristo) ed è impossibile elevare a difesa di esso l'istituzione di un diritto basilare universale, poiché le forme che assume la resistenza ad avere la “vita in abbondanza” mutano continuamente nel corso della storia.
Non credo le convenga diventare soldato di un'idea. Combattere l'idea di “diritto all'aborto” con l'idea di “diritto alla vita”, soprattutto a livello politico, è come contrapporre il bianco al nero. A che serve? Non ricorda il monito di Ruini in occasione del referendum sulla procreazione assistita, relativamente all'inutilità di una guerra frontale di principi etici?
Recitava il detto: “Se vuoi la pace, prepara la guerra” quando invece Freud l'ha ripensato in “Se vuoi la pace, prepara la morte”, cioè la pratica della memoria: “memento mori”, “ricordati che devi morire”. Questo è il nuovo che le serve nel supporto al giudizio pubblico sull'aborto: continuare la riflessione pubblica (come ha già tentato questa estate) sulla vita e sulla morte tramite il suo giornale e le sue trasmissioni.
L'aborto è uno dei tanti modi di non preparare la propria morte.
Chiarisco infine che solo una persona stimata (in questo caso Lei) è meritevole di critica.
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