mercoledì 2 aprile 2008

Frocessionisti

Cari frocessionisti,
desidero sottoporvi qualche riflessione che è sorta spontanea quando ho letto sui giornali il titolo dell’iniziativa che avrebbe dovuto aver luogo (o avrà luogo ugualmente) oggi.
Le mie considerazioni sono logiche e se vogliamo anche un po’ psicoanalitiche.
La prima mi sorge, in verità, ogni qualvolta leggo il nome del movimento al quale appartenete: Gay.
“Gay” vuole dire “allegro”, “gaio” e a tal proposito mi sono sempre chiesto perché un movimento che chiede l’accettazione di quella che voi definite una “condizione naturale” deve legarsi verbalmente ad uno stato psicologico (ben diverso dalla “letizia” francescana) tanto raro quanto fuggevole nella vita di ognuno. Ovviamente capisco benissimo che nell’uso quotidiano popolare “gay” sta per “omosessuale”; però va anche detto che le parole non vengono scelte a caso, e come suggerisce Gadda, le cose sono conseguenza dei nomi (rovesciando Giustiniano).
Non sarà che commettete lo stesso errore di alcuni cattolici che si definiscono “pieni di gioia” e hanno la formazione reattiva (la maschera) di un sorriso perenne sul loro volto? Per esperienza ho imparato a dubitare degli entusiasti, e i portatori costanti di gioia e allegrezza mi fanno pensare che la migliore definizione della loro vita sia quella del Salve Regina: “valle di lacrime”.
Allo stesso modo non mi ha mai convinto la definizione “Pride” (per le vostre manifestazioni).
“Pride” vuole dire “orgoglio”: se è vera la naturalità dell’omosessualità, com’è possibile essere orgogliosi di una cosa che non dipende dalla volontà? L’orgoglio è proprio di chi compie una impresa ardua, di chi lavora per uno scopo e alla fine l’ottiene. Altrimenti ritorniamo alla perversione nazista: orgoglio per la propria razza (che ora diventa orgoglio per la propria sessualità). Siete d’accordo?
Vi parlo a suon di freudismi anche perché la terza riflessione ne riguarda uno che voi stessi coniate per i vostri detrattori/critici/oppositori: l’omofobia (in questo caso quella dello stesso Benedetto XVI).
Dietro tale accusa si cela, ovviamente, quella che dovrebbe essere una accusa ben più interessante: una omosessualità repressa.
Perché mai quella che per voi è la cosa più bella del mondo, tanto da provocarvi una “allegrezza” costante, deve diventare il termine di una accusa? Le accuse si basano su comportamenti che non piacciono a nessuno: bugie, furti, corruzione, etc. Cos’ha, quindi, di così brutto l’omosessualità per essere ritorta contro i vostri nemici? Personalmente non ho mai sentito un etero dire a un'altro: "sei un etero represso".
Utilizzando la filosofia del “mal comune mezzo gaudio” (che in verità è “mal comune doppia sfiga”) sperate che qualcuno si unisca a voi?
La quarta riflessione riguarda, infine, lo stesso termine “frocessione” ovvero “processione dei froci”.
Inutile celare il paragone spontaneo con quello che accadde quando Silvio Berlusconi, nella campagna elettorale del 2006, diede dei “coglioni” ai commercianti che avrebbero votato a sinistra e dopo si videro persone indossare magliette recanti la scritta “Io sono un coglione”. Non notai un vero sarcasmo in tale pratica, non faceva ridere, non muoveva nemmeno compassione. Faceva solo venire voglia di confermare l’aggettivo pronunciato dall’allora Presidente del Consiglio. Un altro esempio: le persone di colore in america non si sono mai auto-definite “negri”. Mal che vada sentiamo Denzel Washington dire “bacia il mio culo nero” in qualche film… ma nulla di più.
Premesso che non ho mai sentito Ratzinger usare tale parola – e sicuramente mai lo sentirò, perché applicarsi una offesa fatta da gente che presumete ignorante? E soprattutto perché confermare, nelle manifestazioni, il comportamento criticato da chi offende? Potrebbe forse essere più conveniente domandare il perché di tale offesa? Siete voi i cultori del dialogo tra parti contrapposte (tantoché la visita del Pontefice è stata criticata perché l’Università è laica e libera e lui desidera – secondo voi - monopolizzarla).
In conclusione: non sarà che questa vostra allegrezza perenne e noiosa, questo orgoglio non motivato, questo tramutare la “verità su voi stessi” in accusa e questo etichettarsi secondo le offese comunemente rivoltevi, sia il lapsus rivelativo di una vergogna per qualcosa che non si è ancora giudicato bene nella propria carne e nella propria storia? Non sarà che i veri omofobi(ci) siete proprio voi gay militanti, poiché sostenete una illusione e non volete perderla?
La vostra “frocessione”, un po’, rivela questo.
Sbaglio?

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