Segnalo il film "Francesco" di Liliana Cavani. Anzitutto per essere uno dei pochi film che ritraggono la vita di un santo mostrando davvero qualche caratteristica di santità (e non parlo della faccia bonaria di mickey rourke, bensì della sua scelta per la parte), in secondo luogo per l'attenzione alla vicenda del rapporto con suo padre.
Davanti al vescovo, dopo essersi spogliato di tutte le aspettative altrui sulla sua vita, dice a Pietro Bernardone "Ho un altro padre" (Padre o padre non cambia per il pensiero che voglio esporre); mentre quando lo stesso padre sta per morire e Francesco torna a trovarlo, trovandolo con la cassettina degli affari in mano e con tutti i progetti per far avanzare gli affari (nonostante Francesco non sia interessato), le frasi provinciali "sei conte? so che sei famoso... sei diventato importante?" lo fa diventare suo fratello: un peccatore qualsiasi, come un amico. Non più il padre esautorante e vincolante, da cui aspettarsi una risposta per la propria vita. In quella scena si nota come chi non pensa la propria morte (cioè rimuove il freudiano "si vis vitam, para mortem") poco prima del trapasso si attacca a tutto quello che ha: mancando un giudizio su Cristo restano solo le cose materiali. Francesco chiede perdono: la pugnalata data davanti al vescovo era data al fratello o al padre?
Torna la questione fondamentale dell'essere genitore: chi mette al mondo una vita fa un invito onesto?
I figli si aspettano tale onestà: non tanto come sapienza completa sui fatti della vita e della morte (chi può realmente sapere tutto?) bensì come autorevolezza (so a chi rivolgermi, non rimuovo la questione).
Verrà il giorno in cui ogni padre/madre diventerà fratello/sorella nostra (o come ha detto un mio amico "perdonerai i tuoi genitori").
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