Inizio a trascrivere una serie di pensieri relativi ad uno dei miei miti infantili: Superman.
La conclusione principale cui sono giunto è che per me il fascino verso tale supereroe si spiega nella pratica della trasfigurazione: Clark Kent bistrattato/maltrattato/umiliato diventa l'uomo splendente (per l'appunto: d'acciaio).
La caduta palese del peso imbruttente della paura nevrotica svela tutta la magnificenza dell'uomo riuscito. (tralasciando la ridicolaggine della calzamaglia compensata dalla capacità di volare... di certo Christopher Reeve ha dato un grande contributo al ripensamento estetico di questo personaggio e di questo gli rendo merito).
Questo fascino presuppone però l'errore: bellezza interiore/esteriore: come se fosse tutta una questione di nobiltà d'animo. In verità è la consapevolezza che la persona che pensa bene è bella nella sua totalità e non esiste la separazione interiore/esteriore.
Sono consapevole della non perfetta quadratura logica dei miei pensieri soprascritti... ma è il bello dei lavori in corso d'opera. Continua...
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