lunedì 13 ottobre 2008

Offrire la sofferenza

Osservando un bambino piangere (dopo essersi fatto male) ho notato come le sole persone in grado di placare il suo grido fossero i genitori, ovvero i soli giudicati affidabili al fine di raccogliere e orientare l'offerta della sua sofferenza. Diventando adulto potrebbe scoprire (e glielo auguro) che è possibile offrire la sofferenza anche ad un Altro che ha invece offerto la Sua sofferenza per primo. In seguito, l'intuizione di San Pio da Pietrelcina è stata geniale: coniando con la sua stessa vita il "sorella sofferenza" si è posto come il degno successore di san Francesco ricordandoci che può esserci ambizione anche nella sofferenza (oltre che nella morte). Soffrire non è più da sfigati o da gente su cui si è accanita la sorte ma è motivo di vanto per la vicinanza con la Croce.

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