lunedì 13 ottobre 2008

Ragioni del Logos

Discutendo con una amica mi sono accorto di questo:
un educatore alla fede cattolica deve sì fornire sempre le ragioni della propria fede, come viene detto nella Prima Lettera di Pietro (3,15): "pronti sempre a dare una risposta a chi vi chiede il motivo della vostra speranza", ma spesso questo fornire le ragioni è una questione che richiede un certo tempo, anzi alcune volte anni (altrimenti sarebbe una fede futile e non incarnata, se fosse possibile fornire le ragioni in pochi secondi, come un teorema matematico).
Quindi il compito dell'educatore alla fede cattolica non è quello di rispondere istantaneamente alla pretenziosità di certe richieste di chiarimento (a volte anche capziose), bensì quello di non chiudere le porte al giudizio di affidabilità. Chiaramente chi è convertito e pentito ("tornato sui propri passi") ha espresso un giudizio di affidabilità sul Pensiero di Cristo (e della Chiesa) così come un bambino lo esprime verso il proprio padre. Sa che molte cose le capirà nel tempo ma ciò non elimina la volontà di comprensione e la speranza di continuare l'incarnazione.
Quindi il vero educatore alla fede cattolica è colui che è interessato alla santità, il testimone (quindi anche un po' martire). Di fronte alla solidità vissuta del pensiero cristiano c'è ben poca necessità di dimostrazioni, ma solo il desiderio di imitazione del padre che si incontra dopo averne riconosciuto la vantaggiosità.

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